05/05/2010
Meditazione di Benedetto XVI sulla Sindone, Torino 2010
Domenica andremo in pellegrinaggio alla Sindone. Propongo alla vostra lettura questa bellissima meditazione di Benedetto XVI fatta pochi giorni fa a Torino.
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Il Sabato Santo è il giorno del nascondimento di Dio, come si legge in un’antica Omelia: "Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme … Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi" (Omelia sul Sabato Santo, PG 43, 439). Nel Credo, noi professiamo che Gesù Cristo "fu crocifisso sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto, discese agli inferi, e il terzo giorno risuscitò da morte".
Cari fratelli e sorelle, nel nostro tempo, specialmente dopo aver attraversato il secolo scorso, l’umanità è diventata particolarmente sensibile al mistero del Sabato Santo. Il nascondimento di Dio fa parte della spiritualità dell’uomo contemporaneo, in maniera esistenziale, quasi inconscia, come un vuoto nel cuore che è andato allargandosi sempre di più. Sul finire dell’Ottocento, Nietzsche scriveva: "Dio è morto! E noi l’abbiamo ucciso!". Questa celebre espressione, a ben vedere, è presa quasi alla lettera dalla tradizione cristiana, spesso la ripetiamo nella Via Crucis, forse senza renderci pienamente conto di ciò che diciamo. Dopo le due guerre mondiali, i lager e i gulag, Hiroshima e Nagasaki, la nostra epoca è diventata in misura sempre maggiore un Sabato Santo: l’oscurità di questo giorno interpella tutti coloro che si interrogano sulla vita, in modo particolare interpella noi credenti. Anche noi abbiamo a che fare con questa oscurità.

E tuttavia la morte del Figlio di Dio, di Gesù di Nazaret ha un aspetto opposto, totalmente positivo, fonte di consolazione e di speranza. E questo mi fa pensare al fatto che la sacra Sindone si comporta come un documento "fotografico", dotato di un "positivo" e di un "negativo". E in effetti è proprio così: il mistero più oscuro della fede è nello stesso tempo il segno più luminoso di una speranza che non ha confini. Il Sabato Santo è la "terra di nessuno" tra la morte e la risurrezione, ma in questa "terra di nessuno" è entrato Uno, l’Unico, che l’ha attraversata con i segni della sua Passione per l’uomo: "Passio Christi. Passio hominis". E la Sindone ci parla esattamente di quel momento, sta a testimoniare precisamente quell’intervallo unico e irripetibile nella storia dell’umanità e dell’universo, in cui Dio, in Gesù Cristo, ha condiviso non solo il nostro morire, ma anche il nostro rimanere nella morte. La solidarietà più radicale.
In quel "tempo-oltre-il-tempo" Gesù Cristo è "disceso agli inferi". Che cosa significa questa espressione? Vuole dire che Dio, fattosi uomo, è arrivato fino al punto di entrare nella solitudine estrema e assoluta dell’uomo, dove non arriva alcun raggio d’amore, dove regna l’abbandono totale senza alcuna parola di conforto: "gli inferi". Gesù Cristo, rimanendo nella morte, ha oltrepassato la porta di questa solitudine ultima per guidare anche noi ad oltrepassarla con Lui. Tutti abbiamo sentito qualche volta una sensazione spaventosa di abbandono, e ciò che della morte ci fa più paura è proprio questo, come da bambini abbiamo paura di stare da soli nel buio e solo la presenza di una persona che ci ama ci può rassicurare. Ecco, proprio questo è accaduto nel Sabato Santo: nel regno della morte è risuonata la voce di Dio. È successo l’impensabile: che cioè l’Amore è penetrato "negli inferi": anche nel buio estremo della solitudine umana più assoluta noi possiamo ascoltare una voce che ci chiama e trovare una mano che ci prende e ci conduce fuori.
Leggi tutto: +BENEDETTO XVI 2010 DAVANTI ALLA SINDONE.doc
Ascolta l’intervento del Papa: http://benedictxvi.tv/audio/2010/750-2-05-2010-turin-holy...
Immagine: Sepoltura di Gesù, Benvenuto Tisi da Garofalo, 1520, Hermitage.
17:30
Scritto da: fragiampaolo
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25/10/2009
Cristo via di salvezza per tutti - Catechesi di Giovanni Paolo II
Cristo via di salvezza per tutti
Catechesi di Giovanni Paolo II del 31 maggio 1995
Le difficoltà che talora accompagnano lo sviluppo dell'evangelizzazione pongono in luce un problema delicato la cui soluzione non va cercata in termini puramente storici o sociologici: il problema della salvezza di coloro che non appartengono visibilmente alla Chiesa. Non ci è data la possibilità di scrutare il mistero dell'azione divina nelle menti e nei cuori, per valutare la potenza della grazia di Cristo nel prendere possesso, in vita e in morte, di quanti “il Padre gli ha dato”, e che egli stesso ha proclamato di non voler “perdere”. Lo sentiamo ripetere in una delle letture evangeliche proposte per la Messa dei defunti (cf. Gv 6,39-40). Ma, come ho scritto nell'enciclica “Redemptoris missio”, non si può limitare il dono della salvezza “a coloro che, in modo esplicito, credono in Dio e sono entrati nella Chiesa. Se è destinata a tutti la salvezza deve essere messa in concreto a disposizione di tutti”. E, ammettendo che è concretamente impossibile per tanta gente accedere al messaggio cristiano, ho aggiunto: “Molti uomini non hanno la possibilità di conoscere o di accettare la rivelazione del Vangelo di entrare nella Chiesa. Essi vivono in condizioni socio-culturali che non lo permettono, e spesso sono stati educati in altre tradizioni religiose” (Giovanni Paolo II, “Redemptoris missio”, 10). Dobbiamo riconoscere che per quanto rientra nelle umane capacità di previsione e di conoscenza questa impossibilità pratica sembrerebbe destinata a durare ancora a lungo forse anche fino al compimento finale dell'opera di evangelizzazione. Gesù stesso ha ammonito che solo il Padre conosce “i tempi e i momenti” da lui fissati per l'instaurazione del suo regno nel mondo (cf. At 1,7).
Quanto sopra ho detto non giustifica però la posizione relativistica di chi ritiene che in qualsiasi religione si possa trovare una via di salvezza, anche indipendentemente dalla fede in Cristo redentore, e che su questa ambigua concezione debba basarsi il dialogo interreligioso. Non è qui la soluzione conforme al Vangelo del problema della salvezza di chi non professa il Credo cristiano. Dobbiamo invece sostenere che la strada della salvezza passa sempre per Cristo, e che quindi spetta alla Chiesa e ai suoi missionari il compito di farlo conoscere ed amare in ogni tempo, in ogni luogo e in ogni cultura. Al di fuori di Cristo non “vi è salvezza”.
Leggi tutta la catechesi: http://www.clerus.org/clerus/dati/2000-06/15-2/GP9515.html
10:13
Scritto da: fragiampaolo
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24/10/2009
Angelus Giornata Missionaria
La Giornata Missionaria Mondiale è stata celebrata nel mondo domenica scorsa, ma nel rito ambrosiano, dato che la terza domenica di ottobre ricorre la Dedicazione del Duomo, la giornata è trasferita alla domenica successiva.
Vi riporto l'angelus di Domenica scorsa, dedicato ovviamente alla Missione nella Chiesa
17:18
Scritto da: fragiampaolo
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22/06/2009
Il mistero che guida l'incontro dell'uomo e della donna
Questa domenica la Parola di Dio ha mostrato il Mistero dell'Amore di Dio che si rende presente, si fa ancora carne nell'incontro tra l'uomo e la donna, nell'amore così piccolo e fragile di due esseri umani che si accolgono nella loro diversità.
Non ho fatto omelie perchè disperso e vi propongo un testo del Card. Scola (Misericordia! Stò citando un ciellino, stò proprio male!). Il testo di riferimento rispetto alla litrugia è la prima lettura:
Genesi 2,18-25: Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo. Allora l'uomo disse: «Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall'uomo è stata tolta». Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. Ora tutti e due erano nudi, l'uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna.
Tra qualche giorno sempre sul testo di questa domenica, un'altra riflessione, di diverso genere, sulla realtà della separazione e del divorzio richiamate in Marco 10,1-12.
Buona lettura!
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IL MISTERO CHE GUIDA L’INCONTRO TRA L’UOMO E LA DONNA
Affidati l'uno all'altra per riconoscersi in un solo Volto
La relazione del cardinale patriarca di Venezia ha chiuso a Vicenza la quinta edizione del Festival Biblico intitolato "I volti delle Scritture".
"Tre cose sono troppo ardue per me, anzi quattro, che non comprendo affatto: la via dell'aquila nel cielo, la via del serpente sulla roccia, la via della nave in alto mare, la via dell'uomo in una giovane donna" (Proverbi, 30,18-19).
Con potenti immagini l'autore del Libro dei Proverbi esprime la meraviglia carica di ontologico timore dell'uomo, creatura finita, di fronte all'infinito da cui pure è attratto. La coscienza della propria strutturale sproporzione a comprendere il senso della totalità del reale è certo la cifra della sua piccolezza, ma anche della sua grandezza. L'ampiezza del cielo in cui l'aquila vola indica la possibilità di uno sguardo senza confini. La solidità della roccia fa sì che il serpente possa attraversarla ma non sgretolarla: il male non riesce a conquistare definitivamente la vita. La profondità del mare sostiene il viaggio dell'uomo nella vita. Ma più enigmatica ancora di tale ampiezza, solidità e profondità, è "la via dell'uomo in una giovane donna".
L'icastica bellezza di quest'ultima affermazione ci introduce di schianto nel tema di questa sera. L'uomo/donna è la via attraverso cui ognuno di noi è inoltrato nel mistero della vita.
Molto acuto è il commento che ci propone Paul Beauchamp, uno dei più importanti esegeti del nostro tempo: "L'enigma che sorpassa gli altri, secondo i Proverbi, è la "strada dell'uomo attraverso la donna" (Proverbi, 30,18 e seguenti), ossia è ciò che fa passare l'uomo attraverso l'immagine di colei che sta al suo inizio e lo fa uscire da essa quando nasce, il che fa dell'incontro tra i due al tempo stesso un ricominciamento e qualcosa di nuovo" (L'uno e l'altro Testamento, Brescia 1985).
Beauchamp richiama un tratto costitutivo dell'esperienza elementare di ogni uomo, a cui le Scritture rendono testimonianza, svelandone anche la ragion d'essere: nell'incontro tra l'uomo e la donna accade "un ricominciamento e qualcosa di nuovo".
Il nuovo è possibile perché l'incontro amoroso pone inevitabilmente all'uomo la domanda ontologica sulla propria origine. Potremmo dirla così: chi sono "io" che incontrando "te" incontro me stesso?
Leggi tutto: Scola.doc
Immagine: Mastro Niccolò, Creazione di Eva, Duomo di san Zeno, Verona, XII secolo.
12:30
Scritto da: fragiampaolo
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16/06/2009
Papa sull'eucaristia
11:45
Scritto da: fragiampaolo
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31/05/2009
I Laici nella Chiesa
La corresponsabilità dei laici nella Chiesa
Niente di nuovo nelle affermazioni che ascolterete, ma realtà ancora molto lontane dal realizzarsi nelle comunità cristiane.
Provate ad ascoltarlo e - da laici - dire liberamente cosa non funziona, cosa bisogna cambiare, ecc. (non nel discorso del Papa ovviamente, ma nelle nostre comunità).
Scrivete la vostra visione. Lasciate spazio alla preghiera per aprire spazi diversi. Suggerite un brano biblico e un commento che aiuti tutti nella riflessione.
Usate uno pseudonimo nel commento se non volete che il vostro nome appaia e sentirvi più liberi di scrivere. Se poi non ve la sentite di dire niente... amen. Intanto avremo almeno cominciato a pensarci.
N.B.: Se non siete della parrocchia un motivo in più per raccontarci la vostra visione e aiutarci a costruire. Se non siete credenti è ancora più interessante.
18:09
Scritto da: fragiampaolo
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