21/01/2010

Omelia II domenica dopo l'Epifania, rito ambrosiano, anno C

Il brano di oggi si conclude dicendo che Gesù “manifestò la sua gloria”, e di primo acchito è affermazione che ci lascia un po’ spiazzati. Ha trasformato l’acqua in vino: che miracolo è? Voglio dire: se avessimo organizzato noi, avremmo messo come primo miracolo e segno una risurrezione dai morti. Quello è un segno della gloria! Ma anche uno qualunque dei miracoli fatti dopo, anche i più piccoli, erano sempre un evento infinitamente più grande del trasformare l’acqua in vino. Perché, se anche fossero rimasti senza vino, che cosa sarebbe successo? Al massimo li avrebbero presi in giro per i quindici anni a venire - come in qualunque paese si fa normalmente, se non funziona qualcosa nel pranzo di nozze. E’ un miracolo “superfluo”. Almeno in apparenza. Dobbiamo allora chiederci che cosa  possiamo cercare di trovare noi in questo testo.

 

Teniamo presente che quegli uomini che erano venuti insieme a Gesù, che avevano cominciato a essere suoi discepoli, restarono profondamente impressionati e come reazione “credettero in lui”. Consideriamo che siamo proprio all’inizio del Vangelo di Giovanni. C’è stata la grande rivelazione di Giovanni il Battista: ha annunciato che sarebbe venuto uno dopo di lui che avrebbe purificato il mondo con il fuoco; ha indicato, vedendoLo passare, Gesù come “l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”; ha invitato i propri discepoli a seguirLo. Quegli uomini sono andati da Gesù e sono stati con Lui un giorno. Subito dopo si colloca questo brano. Quindi sono discepoli davvero all’inizio e dentro di loro questo episodio crea un’esplosione. Forse proprio per il contesto. Pensate: questi sono uomini che vengono dalla predicazione del Battista, che non è esattamente una predicazione pacata. E’ una predicazione forte, potente, dura per molti aspetti. E vengono - ancora di più - da una tradizione che ormai ha trasformato il riferimento alla Legge in un peso, in una realtà quasi opprimente - per cui devi stare attento a tutto quello che fai, che dici; appena ti muovi sembra che commetti peccato; devi adempiere obblighi minuti entro certi limiti assolutamente precisi. In quel momento la predicazione sulla Legge -  non tanto la Legge in sé, ma la predicazione sulla Legge - era diventata una catena.

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Ora i discepoli sono di fronte a quest’uomo, che Giovanni ha presentato appunto come “l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”, come l’Inviato, come il Messia, Colui che deve rivelare il vero volto di Dio. E trovano un uomo che va a un pranzo di nozze, si diverte, ride con loro, e fa un miracolo totalmente gratuito; non superfluo, gratuito. Prende dell’acqua e la trasforma in vino. Compie un gesto che non ha un’utilità, ma esce dalla logica dell’utile o inutile. E’ un regalo. A nozze si fanno regali che non necessariamente sono utili. Adesso si usa fare la lista di nozze per essere sicuri di ricevere solo regali che realmente servono: è un modo per evitare sprechi. Però, la logica del regalo è che sia un regalo, cioè che non risponda a essere utile o inutile, prezioso o non prezioso, ma all’esprimere qualcosa di infinitamente più grande della cosa in sé, dell’oggetto.

 

Quello che i discepoli vedono ha un effetto travolgente su di loro. Perché all’improvviso è come se si riaprissero tutte le pagine della Bibbia dove Dio si paragona ad uno sposo e dove parla di Israele come della sposa. Dove si usa il linguaggio dell’Amore. Dove ti accorgi che c’è dentro un modo di parlare che non risponde a sentire la religione che un peso, una catena, un’oppressione. Questa prospettiva si spalanca davanti ai loro occhi con immediata evidenza e permette loro di comprendere ogni cosa da un altro punto di vista. Vedono il Messia e il Messia parla il linguaggio dell’Amore.

 

Intuiscono che quel gesto di Gesù sta manifestando l’essere di Dio. Non è una deroga, un momento anomalo in cui si è lasciato un po’ andare. Manifesta proprio qualcosa del cuore di Dio. Dio è così. Dio è Amore che si dona senza limiti, senza fare i conti. Ed è un Amore sempre assolutamente esagerato. Sono talmente tanti i litri di  vino che Gesù  dona da bastare per anni, altro che per il matrimonio.  Un’abbondanza smisurata, totalmente fuori controllo.

Questo modo di essere di Dio rapisce il cuore dei discepoli. Questo gesto “manifesta la sua gloria”, dentro la quotidianità della vita. Dio ama la vita…

 

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Immagine: Nozze di Cana, Giotto, Cappella degli Scrovegni

Matteo 7, 21-23

gar_eden.jpgNon chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: "Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo  nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?".  Ma allora io dichiarerò loro: "Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l'iniquità!".

 

Gesù sta parlando ai discepoli  e spiega che per entrare nel Regno dei cieli bisogna far diventare vita le parole del Signore, mettere in pratica il Vangelo che ascoltiamo.  
Come si fa? Non credo che contino solamente i grandi gesti, i momenti in cui siamo illuminati e riusciamo a vivere veramente la parola di Dio, ma le  piccole cose di ogni giorno, da vivere con fedeltà, senza stancarci.

Riuscire a vivere nel profondo del nostro cuore da cristiani la carità e l’amore che Gesù ci ha insegnato direttamente con l’esempio della sua vita. La sua esperienza è esempio, è coincidenza tra parola predicata e vita vissuta.

 

 

Non credo importi solamente quello che facciamo, credo che a Dio interessi leggere nel nostro cuore quali sono i sentimenti e le intenzioni che ci fanno agire quotidianamente quando siamo stanchi, nervosi, impauriti,sfiduciati.

Riuscire a vivere con un animo puro è l’unica strada per vivere pienamente la parola di Dio.

 

Licia

 

 

 

 

18/01/2010

Omelia battesimo di Gesù 2010

Noi siamo abituati a sentire Gesù che parla del Padre, a sentire Gesù che rivela il Padre. E a volte facciamo poco caso a quei momenti nei quali invece accade il contrario. Dove è il Padre che rivela il Figlio; dove è il Padre che parla di Gesù. Succede nel Battesimo di Gesù che oggi celebriamo, succede nella Trasfigurazione, succede in realtà anche nella Risurrezione di Gesù. Sono momenti in cui è il Padre che parla, mette il sigillo della Sua Parola, dicendo che Gesù è davvero l’Amato, bisogna fidarsi di Lui. Il Padre interviene e ci mostra, ci rivela il Figlio.

L’elemento di particolare interesse del brano evangelico di Luca, che ci è donato, è che stavolta la rivelazione avviene in un certo senso “sbirciando”. Nel senso che non è fatta direttamente a noi. Il Padre non si rivolge a noi per indicarci Gesù e confermarci la Sua identità di Figlio amato. Avviene invece come se ci venisse concesso di ascoltare -  sia pure secondo i nostri limiti, le nostre possibilità -  il dialogo che intercorre tra il Padre e il Figlio. E’ come se all’improvviso le nostre orecchie si aprissero e noi potessimo sentire il Padre. Il Padre dice: “Tu sei l’Amato”. E dall’altra parte il Figlio non risponde parlando, risponde operando. Risponde mettendosi dentro nel luogo dei peccatori, in obbedienza alla Parola del Padre. Lui, il Figlio obbediente in tutto, obbedisce alla volontà di Dio di raggiungere ogni uomo, di ogni tempo, in ogni situazione, anche i più lontani e quelli che hanno compiuto i maggiori peccati. Risponde in questo modo: lasciandosi amare e operando attraverso un amore che obbedisce.

Ecco, noi, nel momento in cui Gesù riceve il Battesimo, in qualche modo abbiamo la possibilità di intravedere, di sentire qualcosa di questo continuo dialogo d’amore, che intercorre sempre tra il Padre e il Figlio.

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Un dialogo d’amore che non è chiuso, ma continuamente si apre e ci coinvolge, attraverso l’immenso dono che ci raggiunge e che è il senso profondo di quanto oggi celebriamo.  Quello che Gesù sta vivendo è un anticipo della morte di croce. D’istinto tende a scandalizzarci  il fatto che Gesù vada a farsi battezzare: dal momento che non ha peccati, non ne ha alcun bisogno. In realtà in tutta la tradizione della Chiesa si è sempre compreso che ha un senso grande e profondo il Suo scendere e prendere su di Sé tutto ciò che i peccatori fanno, mettendosi al posto dei peccatori. Perché, quando salirà sulla croce, Lui prenderà il nostro posto come “il peccatore”, senza aver mai peccato. Non ha mai operato il peccato, ma si colloca al cuore di quella vita che noi a volte costruiamo secondo criteri sbagliati e lo fa entrando nell’acqua del Giordano. Entra in quest’acqua, che diventa il sepolcro, diventa il luogo dove Lui viene sepolto. Ma il sepolcro di Gesù è, con la Pasqua, un luogo di passaggio. Il sepolcro di Gesù diventa il luogo dove Lui entra, ma per aprire, per sfondare le porte della morte…

 

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Matteo 7,15-20

4brisio.jpg"Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così` ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produce frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere."

Al brano di Matteo fa eco quello di Luca, anch'esso parte del lungo discorso della montagna che Gesù rivolge alla folla: "Non c'è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo. L'uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore." (Lc 6, 43-45)

Il brano di Matteo ci mette in guardia dall'inganno dei falsi profeti, lupi camuffati da agnelli, ma smascherati dai loro frutti cattivi. Al contrario, dai frutti buoni sapremo riconoscere profeti veritieri.

(Avendo saputo che gli apostoli avevano proibito a un uomo di scacciare i demoni nel suo nome, Gesu' rispose: "Non glielo proibite, perché non c?è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. Chi non è contro di noi, è per noi" (Mar 9, 39-40). Davanti al Tempio Gesù preannunciò la comparsa di molti falsi profeti, prima delle catastrofi finali.)

In Luca il riferimento ai falsi profeti è assente, e il racconto ci include tutti. Ancora appare il dualismo tra buoni e cattivi, ma si parla anche del tesoro del cuore, e i tesori di solito non si improvvisano.Ci sentiamo persone fragili, non solidi alberi ma fuscelli. Il confine tra bene e male ha zone di confusione, il relativismo etico e le sfide moderne portano domande difficili, e vorremmo incontrare profeti che ci diano risposte.

Il Vecchio Testamento ha risuonato di voci di molti profeti, poi Cristo ha portato a compimento la profezia. Il suo messaggio di amore assoluto continua a essere interpretato e rivissuto in modo originale dai Santi, i profeti del nuovo tempo. In povertà di mezzi essi hanno fatto nascere grandi opere di carità; in essi la potenzialità della parola si fa e continua a farsi azione e annuncio convincente.

Come per la folla sulla montagna, affascinata dal discorso di Gesù, anche per noi le stesse parole sono un invito a coltivare l'albero buono con fede e perseveranza. Egli sarà con noi fino alla fine del mondo.

Luca

14/01/2010

Matteo 7, 13-14

porta.JPG13Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; 14quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!

E’ la via di chi ha scelto Cristo, è la via che porta a Cristo, attraverso la croce, quella che conduce alla porta stretta.

E’ spaziosa, tappezzata di colori sgargianti, di luci accecanti la via che conduce alla porta larga, che si oltrepassa senza fatica ma con il cuore vuoto e il  tormento eterno che aspetta e… desidererai un sorso d’acqua fresca…

Alla porta stretta si giunge per una strada impervia, irta di ostacoli, di paure, di momenti a volte disperanti, di dolore, ma se ci faremo  piccoli e pieni di fiducia come un bambino  riusciremo ad attraversarla  magari con il timore di non potercela fare, trattenendo il respiro, ma accettando la fatica con la certezza  che la luce di Cristo Salvatore ci accompagna

C’è una forza interiore, un Amore grande, una Parola consolante che trascina  verso quel pertugio, e che fa scorgere nel brullo deserto un tenero germoglio, un piccolo  fiore che sboccia e che spalanca lo sguardo  ad un futuro di letizia e dilata il cuore verso quell’oltre che è la gioia vera dell’incontro con il Signore.

 

Antonietta

 

 

 

11/01/2010

esercizi

Questa settimana non troverete nessun post perchè sono a  vivere gli Esercizi spirituali. Ricordatevi una preghiera per la mia conversione, io farò altrettanto con voi.

Il Signore vi dia Pace. Ci ritroveremo settimana prossima.

fr. Giampaolo

10/01/2010

Matteo 7, 12

“Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti”Immagine1.JPG

 

Vedendo quello che ormai ogni giorno accade intorno a noi, mi sembra che diventi sempre più urgente il chiedersi cosa voglia dire far parte di una comunità cristiana oggi e soprattutto cosa vorrà dire domani. Io credo fermamente che il senso e la direzione che dovremmo seguire sia racchiuso in queste parole riportate da Matteo. Se infatti la prima regola di ogni convivenza civile consiste nel non fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi, qui Cristo si spinge molto più avanti e ci dice che il vero amore e la vera carità cristiana risiedono nel donare agli altri ciò che noi stessi vorremmo ricevere. Vi invito allora a prendervi qualche minuto per rifletterci, per pensare come sarebbe bello vivere in un mondo in cui questa sia il normale modo di agire e se non sia questo quello verso cui dobbiamo tendere

                                                                             Luca