24/06/2009

Pastorale per i divorziati-risposati

Il Vangelo di domenica scorsa risuonava forte al nostro cuore. Sembra non esserci scampo per chi vive situazioni di rottura e fallimento di una unione matrimoniale:

 

Partito di là, si recò nel territorio della Giudea e oltre il Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli l'ammaestrava, come era solito fare. E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: «È lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?». Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma all'inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L'uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto». Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».

 

Certo oggi ci troviamo in seria difficoltà. Moltissimi sono ormai coloro che vivono non solo la separazione e il divorzio, ma che hanno costruito un altro legame, magari hanno figli e non vivono lontani da noi, ma frequentano la stessa celebrazione, pur senza potersi accostare all’Eucaristia. Cerchiamo di accogliere, ascoltare, far capire la posizione della Chiesa su questo tema, malgrado la fatica da parte di chi ascolta.

Ci sono molte voci nella Chiesa che invocano una nuova riflessione e mi pare che l’intervento che riporto, del teologo e pedagogista don Marco Baleani, proponga una via intelligente, seria; via rispettosa e amorevole, ma anche esigente.

Se sia quella buona non lo so. Mentre la leggo mi piace ma vengono anche mille dubbi quando la confronto con le chiare parole di Gesù.

State attenti mi raccomando: non è qualcosa che si possa sperimentare, ma solo una riflessione, una proposta, un invito a pensare.

Buona lettura!

 

PASTORALE / PER I RISPOSATI                                        

Divorzio e coscienza                                                              

La proposta pastorale della Chiesa ai propri figli divorziati-risposati potrebbe essere quella di un cammino penitenziale di ampia durata sul modello del catecumenato, al termine del quale concedere loro di accostarsi ai sacramenti. Si tratta, poi, di riflettere su chi ammettere a tale percorso e come configurarlo.                                      

                                                                                                                                                                    

Tratto da: Famiglia Oggi del 01/05/2009                             

 

Riportiamo la seconda parte del documento "Divorziati risposati: dalla riflessione morale una proposta pastorale", in cui l’autore approfondisce una questione che continua a essere un nervo scoperto all’interno della Chiesa cattolica. Il testo che stiamo proponendo formula una proposta basata su un interessante approfondimento della teologia che soggiace al sacramento della penitenza e alle sue implicazioni per la coscienza del credente. (Pietro Boffi)

 

 

LA RIFLESSIONE MORALE SULLA RESPONSABILITÀ SOGGETTIVA

La tradizione morale ha sempre distinto tra la colpa oggettivamente grave e la responsabilità soggettivaSposalizio Vergine Particolare.jpg della persona. Perché vi sia peccato mortale è necessaria la compresenza di tre fattori: materia grave, piena avvertenza, deliberato consenso.  Inoltre, vanno valutate le circostanze e l’intenzione di chi agisce; è nota la discussione in teologia morale sul rapporto tra azione e intenzione dell’agente. È comunque certo che un atto oggettivamente grave – e che tale rimane – potrebbe essere commesso con responsabilità diminuita o anche senza responsabilità.

 

Nel caso dei divorziati risposati, la responsabilità morale va valutata in ordine a tre diverse situazioni: la rottura del vincolo matrimoniale, la decisione di intraprendere una nuova unione e la sua attuazione, il mantenimento della condizione di unione irregolare.

 

 

La rottura del vincolo matrimoniale.

Il coniuge può essere responsabile della rottura del vincolo; oppure può averla subita; più frequentemente vi è una corresponsabilità. Se la persona non inizia una nuova unione, non vi sono difficoltà all’ammissione ai sacramenti sulla base del pentimento e della volontà di riparazione corrispondenti alla propria responsabilità e alle possibilità oggettive di riparazione nella situazione concreta.

 

La decisione di intraprendere una nuova unione e la sua attuazione

Le situazioni possono essere molto diverse; ad esempio si va da chi ha divorziato per propria colpa, danneggiando gravemente il coniuge e la famiglia, non si è pentito del proprio comportamento né ha cercato di rimediare, ove fosse stato possibile, fino al caso di chi ha cercato di salvare in ogni modo il proprio Matrimonio, ha poi subito la separazione e il divorzio e si è risposato per provvedere in primo luogo al bene dei figli. È importante richiamare qui la situazione particolare – che può essere anche frequente nel contesto sociale attuale – di quanti hanno contratto il primo Matrimonio su basi deboli, mentre contraggono la nuova unione sulla base di una significativa maturazione personale. Ciò può riguardare sia la maturità psicologica, che può essere cresciuta e aver dato vita a un nuovo rapporto di coppia su basi di consapevolezza e di relazionalità migliori rispetto al precedente; sia la maturità spirituale che può essere cresciuta attraverso una esperienza di fede e di riavvicinamento alla vita cristiana progressivamente ritrovata e precedentemente assente.

 

È in relazione a quest’ultima situazione che lo stesso Papa Benedetto XVI si è interrogato in un incontro con i sacerdoti della diocesi di Aosta: «Direi particolarmente dolorosa è la situazione di quanti erano sposati in chiesa, ma non erano veramente credenti e lo hanno fatto per tradizione, e poi trovandosi in un nuovo Matrimonio…

 

Leggi tutto: Divorziati risposati.doc

Fonte dell'articolo: www.liturgiagiovane.it

28/05/2009

Riflessioni su tenerezza

Noi eravamo presenti all'incontro con mons. Rocchetta. E stato certamente molto interessante e ricco di stimoli per unvergine umiltà.jpg confronto all'interno della coppia e tra coppie, come di fatto è avvenuto durante i lavori in gruppo che si sono svolti al termine della relazione. Concreto, incisivo, arricchente: questo il commento unanime dei presenti che noi condividiamo in pieno. Così anche noi, che abbiamo festeggiato da pochi giorni il nostro 28° anniversario, abbiamo avuto l'occasione giusta per ripensare alla nostra esperienza ormai collaudata, ma mai da dare per scontata. Una coppia vive certamente lungo la sua storia tanti momenti diversi: periodi belli, gioiosi, leggeri e tempi faticosi, pesanti, talora tristi e bui, dovuti a molteplici fattori interni ed esterni. Tutto ciò è capitato anche a noi. Ma allora che cosa permette di resistere e mantenere quella unione di fondo che fa da collante a tutto? Una coppia cristiana può forse cavarsela egregiamente con una risposta anche scontata: da qualche parte c'è sempre prima o poi il Signore che sana tutto e se le cose vanno male vuol dire che Dio è sempre distratto nel momento del bisogno. In realtà la vita ce la giochiamo molto sulla  nostra responsabilità, su ciò che vogliamo veramente costruire, su ciò che per noi è veramente irrinunciabile. Guarda caso la TENEREZZA, di cui si è tanto parlato, è ed è stata ingrediente fondamentale del nostro rapporto. Ha ragione Rocchetta quando ci invita a riflettere se la nostra vita "è" una scelta di tenerezza oppure no. Per noi tenerezza è lo sguardo con cui ci sentiamo innanzitutto guardati come creature; uno sguardo di misericordia che abbiamo imparato ad accogliere come ricchezza per ciascuno di noi, come grande dono, e che vivendo insieme negli  anni ci siamo trasmessi reciprocamente e concretamente con gesti di attenzione, perdono, aiuto, comprensione, complicità, con parole e silenzi. Non tutto da subito, non tutto facile: nel tempo si costruisce anche attraverso gli errori. Non si tratta secondo noi solo di uno sforzo, che alla fine si esaurirebbe; abbiamo imparato a desiderare questo bene fortemente e a chiederlo nella preghiera. Talvolta è uno dei due a segnare il passo e l'altro arranca un po': occasione questa (lo abbiamo compreso col tempo, prezioso alleato) per superare i soliti dissapori, parlare, guardarsi negli occhi e ripartire cercando di comprendere le ragioni e la posizione dell'altra metà e far convergere lo sguardo su un unico obbiettivo. Uno sguardo di tenerezza riconosciuta come donata dall'alto, accolta e che quindi si fa dono per l'altro, diventando poi scelta per  far crescere comunione e tenerezza "per" e "con" altri dentro e fuori la famiglia. Non tutti i risultati sono successi, anzi ...spesso é proprio difficile ma non impossibile, con LUI si può ! A volte poi ci è più facile vivere questo atteggiamento tra di noi che all'esterno o con i figli ormai grandi (!!!). Sarebbe bello poter avere, attraverso questo spazio, un confronto su tale aspetto in particolare! Per ora fermiamoci qui ... e aspettiamo le prossime puntate.

Ciao  Lori e Alfredo

 

Immagine: Beato Angelico, Collezione Thyssen-Bornemisza, Pedralbes